L'Isola · La Pietra

L'isola scavata:
il tufo di Favignana

Le cave a cielo aperto, i pirriaturi, i giardini nati nel vuoto della roccia: la storia della pietra che ha costruito Favignana.

C'è un paradosso che racconta Favignana meglio di qualsiasi guida: i suoi luoghi più suggestivi non sono stati costruiti. Sono stati scavati.

Quella che tutti sull'isola chiamano tufo è in realtà calcarenite: una pietra sedimentaria chiara, compatta ma facile da tagliare, che il mare ha depositato in milioni di anni. Per secoli è stata la materia prima di Favignana: con i suoi blocchi si sono costruite le case del paese, i palazzi di Trapani e di mezza costa nordafricana.

Il risultato è un paesaggio che non esiste altrove: pareti verticali scolpite a colpi di piccone, geometrie squadrate che scendono per decine di metri, grotte e gallerie che si aprono all'improvviso tra i fichi d'India. Le cave non sono un sito archeologico recintato: sono ovunque, intrecciate alle spiagge, ai giardini e alle case dell'isola.

I pirriaturi e il mestiere
di cavare la pietra

I cavatori di Favignana si chiamavano pirriaturi, dal siciliano pirrera, la cava. Lavoravano a mano, con picconi e seghe, seguendo il ritmo della pietra: prima si tagliava il perimetro del blocco, poi lo si staccava dal banco di roccia, infine lo si issava in superficie. Un lavoro durissimo, tramandato di padre in figlio, che richiedeva anni per essere imparato.

Tra Ottocento e Novecento il tufo di Favignana divenne un'industria: i blocchi partivano dal porto verso Trapani, Palermo e soprattutto verso la Tunisia e la Libia, dove la pietra delle Egadi costruì interi quartieri. Le cave scesero sempre più in profondità, creando il paesaggio lunare che oggi si ammira a Cala Rossa e a Bue Marino.

Poi, nel dopoguerra, il cemento rese il tufo non più competitivo e le cave chiusero una dopo l'altra. Ma i favignanesi fecero qualcosa di inaspettato: invece di abbandonare quei vuoti, li abitarono. Nelle cave dismesse, riparate dal vento e con un microclima più umido, nacquero i giardini ipogei: agrumeti, orti e frutteti piantati sotto il livello del suolo, tra pareti di pietra dorata.

Dove vedere il tufo
con i vostri occhi

Cala Rossa

La cattedrale di pietra sul mare

La cala più famosa dell'isola è essa stessa una cava: le pareti squadrate che incorniciano l'acqua turchese sono il risultato di secoli di estrazione. Il contrasto tra la geometria della pietra e il colore del mare è il simbolo di Favignana.

Bue Marino

Il paesaggio lunare

Qui l'estrazione è proseguita fino agli anni Settanta e le cave si vedono in tutta la loro scala: torri, fosse e terrazze di calcarenite a picco sul mare. Il posto migliore per capire la dimensione industriale del tufo.

I giardini ipogei

La vita dentro la cava

In molte cave dismesse del paese crescono agrumeti e orti protetti dalle pareti di pietra. Alcuni giardini, come il celebre Giardino dell'Impossibile, si visitano: un labirinto di verde e roccia unico al mondo.

Le case del paese

Il tufo quotidiano

Basta camminare per il centro per vedere la pietra ovunque: nei muri delle case, nei portali, nei cortili. Molte abitazioni hanno una cava in giardino, trasformata in cantina, deposito o stanza fresca per l'estate.

A Favignana non si costruiva sopra la terra: si abitava il vuoto che la pietra lasciava.

Il nostro consiglio: esplorate le cave in bicicletta nel tardo pomeriggio, quando la luce radente accende la pietra di oro. Cala Rossa e Bue Marino si raggiungono in 15 minuti dal paese; per i giardini ipogei conviene prenotare la visita in anticipo. Vi prepariamo noi un piccolo itinerario al vostro arrivo.

Dormite a due passi
dalla pietra dorata

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